Che cos'è l'arte?

Bisognerebbe parlare più spesso con chi ne sa lunga di cultura.

E non con chi vuole dimostrare di saperne, ma con chi ne sa e basta.

Le persone fatte così sanno portare, nella mente degli altri, la polvere e le spezie di terre lontane, aprendo immaginari imprevisti e dandoci la possibilità di arricchirci veramente.

E’ quello che è successo martedì sera con Angela Forin, musicologa brillante e piacevolmente loquace, che sa narrare come solo chi di musica ha studiato e ascoltato tanto, con le orecchie, la mente e il cuore.

E come tutte le persone particolarmente brillanti, Angela ha saputo spostare il punto di vista (o forse dovrei dire d’ascolto) del suo pubblico, modificando, almeno in parte, la percezione di un annoso quesito: CHE COS’E’ L’ARTE?

Quindi, attraverso lo sguardo e la mente caleidoscopica di mille culture, ci si è accorti che la vera domanda forse è un’altra.

Non è l’arte al centro del nostro dilemma, ma è l’artista, questa figura quasi sciamanica che, al giorno d’oggi, soprattutto nel mondo musicale, non viene sempre rispettata come dovrebbe.

L’artista è colui che crea arte, e solo attraverso la sua comprensione e interpretazione del reale o di ciò che reale non è, può permetterci di recepire l’opera in quanto tale, come cioè il frutto di una mente che, nella sua trasversalità, ci apre cassetti nuovi e viste su panorami non ancora esplorati.

Non c’è arte senza artista, senza cioè colui che sa porre il microscopio o il telescopio, su un mondo che solo occhi esperti e non omologati è in grado di cogliere e rendere fruibile a tutti, anche solo attraverso il buco di una serratura.

Il filosofo indaga la natura alla ricerca della verità, mentre l’artista ha una percezione del vero. Forse è solo un lampo, forse è solo un’intuizione, ma l’artista sa mostrarci aspetti incredibili e, per questa sua grandezza, andrebbe rispettato, anche nelle sue versioni più commerciali.

E se i quattro accordi della musica pop sono o non sono i tagli nella tela di Fontana, questo, per Angela Forin, non è il punto cruciale della questione, ma lo è il fatto di porsi sempre con incredibile rispetto difronte a ciò che rappresenta l’artista e la sua arte.

La trap, perciò, in tutta la sua decadenza, è viva e pulsante tanto quanto un popolo aborigeno che balla e, nella sua vuotezza, porta tutto il messaggio straziante di una società privata dei suoi contenuti e della sua profondità.

Quello che è sicuro è che siamo sempre stati e saremo sempre sedotti dal trasgressivo, dal proibito, dal sensuale e da ciò che è “spinto”, perché forse spingerci ai confini è ciò che, dalle notti più antiche, rende l’uomo quello che è veramente: un esploratore dell’inesplorato, un ricercatore instancabile di nuove suggestioni.

Sulle gambe insicure dei primati, siamo arrivati alle pieghe sensuali ed erotiche di Elvis Presley, fino alle mosse ancora un po’ punk di un Achille Lauro che sembra ricordarci l’indole più antica dell’uomo: sgominare ogni certezza e aprire un varco nella tela.


Erica Meda



66 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti